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La carta batte il sasso, il BIM batte la carta

31.01.2023

MagiCAD Group

Interviste

Venti anni di cambiamenti nella progettazione degli impianti, fino alla rivoluzione BIM MEP introdotta da MagiCAD.

Cosa è cambiato negli ultimi 20 anni nella progettazione MEP?

MagiCAD Electrical è stato rilasciato ben 20 anni fa, nel 2002. Eppure non sembra passato tanto tempo.

Nella nostra coscienza collettiva, i primi anni 2000 potrebbero non avere ancora la stessa lucentezza nostalgica dei precedenti anni ’90 e ’80, tuttavia, oggi il lavoro del progettista MEP sembra molto diverso rispetto a quanto sia stato all’inizio del millennio.

Il Product Manager di MagiCAD Johan Sörensson ci ha illustrato i cambiamenti che ha visto nel lavoro di progettazione negli ultimi due decenni. Vi proponiamo la nostra intervista.

Se pensa a 20 anni fa, com’era il normale flusso di lavoro per un progettista?

Johan Sörensson

Gli step iniziali di progettazione erano abbastanza simili ad oggi. Si partiva da un layout iniziale, delineando punti e i percorsi principali e definendo i tipi di sistemi da utilizzare. La grande differenza si riscontrava nella progettazione di dettaglio.

A quei tempi avevamo solo AutoCAD, o qualche altra applicazione diversa nei vari Paesi. Erano tutti 2D, però, anche se quando si entrava nella progettazione di ogni singola stanza era necessario tenere conto delle tre dimensioni. Quindi si lavorava su sezioni diverse in spazi più stretti. In un corridoio, ad esempio, servivano sezioni per progettare ventilazione, tubazioni e la parte elettrica.

E le tavole erano ancora molto usate per il coordinamento del progetto. C’erano disegni su carta e un tavolo di vetro illuminato dal basso. Per verificare che tutto funzionasse, si appoggiavano sul tavolo disegni architettonici, quelli relativi alla ventilation, piping e quelli elettrici.

Quindi per il coordinamento dei progetti si metteva un disegno sopra all’altro…

Johan Sörensson

Sì, un foglio sull’altro, non tutti e quattro allo stesso tempo, ma scambiando e confrontando una disciplina con l’altra. Altre volte si stampava tutto su un unico foglio, evidenziando con colori diversi le varie discipline. Quindi essenzialmente si trovavano una serie di linee colorate su un foglio e bisognava cercare di individuarne le interferenze.

Dal punto di vista tecnologico, si utilizzava AutoCAD e il 2D…

Johan Sörensson

Guardando alla storia di MagiCAD, il modulo ventilation è stato rilasciato nel 1998, il piping nel 2000, mentre quello elettrico nel 2002. In seguito, sono state introdotte alcune nuove funzionalità di progettazione 3D. Pian piano si aprì la possibilità di inserire il controllo, ad esempio in AutoCAD, ma la versione cartacea era sempre la più utilizzata. Si sono aperte alcune discussioni sullo sviluppo del 3D. Ad esempio per gli architetti c’era “AutoCAD Architectural” in 3D.

A quei tempi la gente parlava di digitalizzazione, e quale doveva essere lo sviluppo successivo degli strumenti di progettazione?

Johan Sörensson

Si stava andando sempre più in direzione della progettazione 3D, verso il disegno 3D, favorendo una disposizione più precisa di tutti gli elementi. Questo contribuiva sicuramente ad alleggerire il carico di lavoro di coordinamento. Ad ogni modo, il passaggio al 3D non era incentrato sulla visualizzazione e sulla presentazione del progetto. Anche se c’era qualche aspetto visuale, dominava molto di più un “aspetto ingegneristico” e perciò non era particolarmente attraente per i non ingegneri o per i clienti finali.

In passato c’era qualcuno in grado di prevedere come sarebbe stata la progettazione vent’anni più tardi?

Johan Sörensson

Non proprio. Quello che avviene oggi con le soluzioni VR e AR, forse poteva essere immaginato solo in qualche stanza segreta di qualche sviluppatore. Anche nel gruppo MagiCAD, dove cerchiamo sempre di guardare avanti, non se n’era ancora parlato. Inoltre, i computer non erano così potenti a quei tempi. Ed è proprio questo il punto. È difficile prevedere come si sviluppi la tecnologia, perché solo quando qualche innovazione guadagna massa critica, allora le cose iniziano davvero a svilupparsi velocemente.

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Se dovessi fare qualche esempio, qual è stato il più grande cambiamento nella progettazione negli ultimi 20 anni?

Johan Sörensson

Nel complesso, direi che l’aspetto più rivoluzionario è stato il passaggio alla progettazione 3D. Gli architetti hanno iniziato a lavorare in 3D prima di tutti, poi è stato il turno della ventilation, del piping e dell’elettrico. La progettazione elettrica è stata l’ultima disciplina ad abbracciare il 3D. Tuttora, i progetti elettrici vengono realizzati in 2D più di frequente rispetto alle altre discipline, in genere più avanti nell’utilizzo di strumenti digitali nella progettazione esecutiva.

Se devo pensare ad un altro grande cambiamento nella progettazione, mi viene in mente il fatto che ora è molto più facile apportare modifiche al progetto. Il layout dell’edificio può cambiare costantemente, e poi succede di dover aggiornare e spostare i diversi elementi, perché l’architetto ha spostato le pareti o cambiato le stanze. Il lavoro è molto più di editing ora di quanto non lo fosse quando c’era la carta. Naturalmente, questo è un bene perché il risultato è un edificio migliore! Nel contempo, però, ci può essere il rischio di non prendere in considerazione fin da subito tutti i fattori, dal momento che si possono modificare in un secondo momento.

Nella progettazione sono sicuramente cambiati tanti aspetti in 20 anni, ma c’è qualche elemento che è rimasto invariato? I progettisti hanno ancora le preoccupazioni che avevano 20 anni fa?

Johan Sörensson

Sì, certamente. Ci si pongono sempre domande sulla cooperazione tra le discipline, essendo tutte connesse tra loro. Inoltre, spesso ci si domanda come ottenere informazioni in tempo per essere in grado di produrre ciò che è necessario, come ottenere spazi sufficienti per locali tecnici e pozzi, ci sono pressioni con costi e scadenze, … Sono tutte problematiche presenti ancora oggi.

Gli sviluppi tecnologici degli ultimi 20 anni hanno cambiato le modalità di progettazione?

Johan Sörensson

Sì, durante i nostri seminari BIM parliamo spesso delle tempistiche di progettazione: ora i tempi di progettazione si sono ridotti particolarmente. Questo è un bene, naturalmente, ma allo stesso tempo i progettisti dovrebbero beneficiare maggiormente del tempo in più da dedicare al lavoro di progettazione, dal momento che è sempre meglio fare errori durante la progettazione preliminare che in quella esecutiva.

Ai tempi in cui si progettava su carta, forse si aveva più tempo per considerare tutti i fattori in gioco, perché il lavoro richiedeva più tempo. Quindi, anche se i tools moderni consentono di progettare molto più velocemente, potrebbe essere bene riservarsi un po’ più di tempo per considerazioni, coordinamento e per testare svariate soluzioni. In effetti, è importante trovare la soluzione migliore nella fase preliminare e non nella fase esecutiva.

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